Perché siamo degli appassionati terminali di musica e lettura, prima di tutto.

Di tutto ciò che è LIBERA espressione. In un’epoca come questa dove ogni cosa è a disposizione, libera appunto, ma senza alcun tipo di controllo o di filtro, quindi difficilmente raggiungibile senza una guida, senza una direzione.

Perché è da quando abbiamo preso possesso della ragione che non smettiamo di essere curiosi, di cercare cose nuove, meno note. Non ci fermiamo MAI, davanti a niente e nessuno.

Quindi, dopo aver letto l’ennesima testimonianza di prima mano da parte di gente che non sapeva nemmeno dove stava di casa (il riferimento è Journey To The Center Of The Cramps, ovvero la biografia dei mitici Cramps di Dick Porter recentemente tradotta in Italia dai ragazzi di Goodfellas) ma era sicura di quello che faceva, ovvero riportare a galla il suono più malato degli anni ’50, quello delle B-sides di rari ed innominabili 45 giri di rockabilly; e centrifugarlo con gli horror comics e il clima urbano e degradato della New York di metà anni settanta. Erano talmente convinti che, alla fine, hanno avuto ragione loro. In barba a tutti!

E così siamo anche noi. Non ci interessa minimamente, per il momento, avere un obiettivo preciso o, meglio, un punto di arrivo. Ci godiamo il viaggio. Vogliamo condividere i nostri soliti ed insoliti ascolti e letture (tutti, per noi, ineludibilmente da CINQUE STELLE e quasi irrimediabilmente PERDUTI) con quanta più gente possibile. Nel mare magnum indistinto della rete globale occorre più che mai una guida all’ascolto ed alla lettura. Occorrono punti fermi.

Proveremo ad essere un filtro, un catalizzatore magari; con i nostri punti di vista e la nostra attitudine proveremo a fare grandi passi, ad assicurarci le cose migliori che ci sono sul nostro pianeta (per gli altri, vedremo) anche in quest’epoca confusa e infelice.

Non è cosa da poco, lo sappiamo.

Se funzionerà saranno i lettori a dirlo, che sono liberi di criticare o suggerire quello che vogliono.

Allacciate le cinture, si parte.

GLI STELLARI

mercoledì 20 luglio 2016

THE MISSING SOULS - The Missing Souls
(LP Dangerhouse Skylab)


Ve li ricordate i fantastici Detroit Cobras, svalvolati derelitti che andavano a cercare il pelo nell’uovo ripescando oscure gemme soul e r&b del passato d’oro e le ripassavano a dovere con una voce sensuale e sboccata da abusi di ogni tipo di sostanza illecita con chitarre pastose, di lezioni punk ’77, e tutto il resto?
Avrebbero potuto essere in ogni casa (con tanto di pubblicita’ della coca-cola inclusa, la loro cover di Cha Cha Twist contenuta nel capolavoro Mink rat or rabbit  loro esordio del 1998 sull’ormai defunta Sympathy For The Record  Industry del cinico Long John Gone) ma, essendo loro completamente allo sbando non sono riusciti a gestire nulla. Boom!!
Bene, questo per introdurvi i francesi Missing Souls che non vogliono assolutamente comporre originali ma vogliono riproporre oscuri brani recuperati dalle catacombe, di origine soul e r&b, shakerarli con dosi massicce di filologico suono garage medi sessanta americano e godere di tutto questo. E noi con loro…
Inutile comporre brani nuovi quando la maggior parte della gente non conosce ancora praticamente NULLA dei tesori passati e come dargli torto…
Dopo svariati 45 giri eccovi il loro LP d’esordio è una boccata d’ossigeno a pieni polmoni pur attingendo a piene mani dal passato: l’attitudine   è saldamente ancorata al presente, i suoni vintage ed analogici ci assicurano invece il calore valvolare d’altri tempi!
Miscela perfetta!
Giusto per farvi capire, anche se non servirebbe altro…
Si inizia con la palpitante You just gotta know my mind, splendido esempio di drivin’soul da un raro 45 giri del 1966 (su Knappupp Rec.) accreditato a tale Donovan Phillips Leitch che la band francese riesce a far luccicare con riffs alla Who mischiati a grooves irresistibili!
Poi è il turno di Up there, originariamente degli Scoundrels (45 giri del 1966 su ABS REC.), per la quale l’apporto dell’organo è sostanziale ed il giro di basso indimenticabile!!!!
Go away, arriva direttamente da una favolosa compilations dei medi ottanta, edita dalla francese EVA records (New Mexico Punk from the sixties) e accreditata a Steve Erickson ed i suoi Plague: PURO NETTARE SIXTIES PUNK!!!
Si passa poi a I’m gonna destroy that boy delle What Four, combo di sole donne (1966), splendido mid-tempo sospeso magicamente tra garage e soul.
Little white lies, anno 1966 dei Painted Ship e, per chi se lo ricorda, presente nell’immortale Here are…. primo album dei Chesterfield Kings del 1982 (neanche a farlo apposta, altro album composto da sol,e ed al tempo misconosciute, covers di puro sixties-punk): la perfezione, voce e singiozzi inclusi, ASSOLUTA!!!!!
Insomma, avrete capito, non si può proprio farne a meno…
E-S-S-E-N-Z-I-A-L-E!!!!!


                                                              Reverberend

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