Perché siamo degli appassionati terminali di musica e lettura, prima di tutto.

Di tutto ciò che è LIBERA espressione. In un’epoca come questa dove ogni cosa è a disposizione, libera appunto, ma senza alcun tipo di controllo o di filtro, quindi difficilmente raggiungibile senza una guida, senza una direzione.

Perché è da quando abbiamo preso possesso della ragione che non smettiamo di essere curiosi, di cercare cose nuove, meno note. Non ci fermiamo MAI, davanti a niente e nessuno.

Quindi, dopo aver letto l’ennesima testimonianza di prima mano da parte di gente che non sapeva nemmeno dove stava di casa (il riferimento è Journey To The Center Of The Cramps, ovvero la biografia dei mitici Cramps di Dick Porter recentemente tradotta in Italia dai ragazzi di Goodfellas) ma era sicura di quello che faceva, ovvero riportare a galla il suono più malato degli anni ’50, quello delle B-sides di rari ed innominabili 45 giri di rockabilly; e centrifugarlo con gli horror comics e il clima urbano e degradato della New York di metà anni settanta. Erano talmente convinti che, alla fine, hanno avuto ragione loro. In barba a tutti!

E così siamo anche noi. Non ci interessa minimamente, per il momento, avere un obiettivo preciso o, meglio, un punto di arrivo. Ci godiamo il viaggio. Vogliamo condividere i nostri soliti ed insoliti ascolti e letture (tutti, per noi, ineludibilmente da CINQUE STELLE e quasi irrimediabilmente PERDUTI) con quanta più gente possibile. Nel mare magnum indistinto della rete globale occorre più che mai una guida all’ascolto ed alla lettura. Occorrono punti fermi.

Proveremo ad essere un filtro, un catalizzatore magari; con i nostri punti di vista e la nostra attitudine proveremo a fare grandi passi, ad assicurarci le cose migliori che ci sono sul nostro pianeta (per gli altri, vedremo) anche in quest’epoca confusa e infelice.

Non è cosa da poco, lo sappiamo.

Se funzionerà saranno i lettori a dirlo, che sono liberi di criticare o suggerire quello che vogliono.

Allacciate le cinture, si parte.

GLI STELLARI

giovedì 11 agosto 2016

ELECTRIC FUNERAL - Total Funeral
(2LP Southern Lord)


1981, chi scrive aveva sedici anni. A quell’età imbattersi in ascolti capaci di cambiarti la vita non è infrequente. Io mi scontrai frontalmente con i Discharge, e nulla fu più come prima. La potenza immane, la violenza urticante, i testi brevi e fulminanti intrisi di rabbia e odio verso un mondo impazzito (si era in piena guerra fredda, con l’incubo di un olocausto nucleare imminente appeso sopra le nostre teste). Non ho mai smesso di amarli, i cari vecchi Discharge: da allora la raccolta dei loro primi singoli ed EP resta un mio feticcio; quando il mio ribrezzo verso questa odiosa società supera il livello di guardia, ascoltarli diventa semplicemente necessario. Per forza di cose.
Anche il loro ultimo disco, End Of Days, uscito quest’anno è degnissimo di nota, il consiglio è di procurarvelo, magari in vinile. A fare compagnia ai Discharge (e ai Crass e ai Conflict e a tanti altri indimenticati eroi di quella stagione) oggi posso aggiungere gli Electric Funeral.
Da non confondersi con l’omonima tribute band dei Sabbath, gli Electric Funeral sono una one-man band nata dalla creatività dello svedese Jocke D-Takt (all’anagrafe Joakim Staaf-Sylsjö), che dal 2010 ad oggi ha pubblicato una decina di lavori in svariati formati: 7”, cassette, split EP. Tutti ineffabilmente in edizioni irreperibili ai più. Per fortuna ci mette una pezza la benemerita Southern Lord pubblicando, nel 2014, questo Total Funeral contenente tutta la discografia realizzata (ad ora) dalla band. Sono 53 brani dei quali non ha senso citarne alcuno, sono 53 rasoiate hardcore/crustpunk/d-beat (chiamatelo come vi pare) che se ascoltate tutte di seguito potrebbero dare luogo a pericolosi effetti collaterali. Potrebbe venirvi voglia di rispolverare i vecchi vessilli e scendere per strada, incazzati come non mai e ready to fight.
Di solito non amo le one-man band, magari è un mio pregiudizio, ma in questo caso si fa fatica a credere che dietro l’impatto micidiale di queste canzoni (!) ci sia la mente di una sola persona. A tratti il suono degli Electric Funeral sembra un mostruoso incrocio tra i Discharge di Why ed i Disorder dei primi fantastici singoli. Ma con una perfetta adesione a QUESTI tempi, grazie ad una violenza anche superiore, e ad un’aura di malignità (tipicamente scandinava, oserei dire) sconosciuta ai suddetti. Le bordate chitarristiche arrivano a lambire, pur senza abbracciarli, territori black metal, quello più grezzo ed aggressivo. L’energia che esplode da questo nerissimo doppio vinile è di quelle memorabili, non v’è dubbio alcuno.

Contro il logorio della vita moderna: PURE FUCKING ARMAGEDDON!

Edvard von Doom

Nessun commento:

Posta un commento