Perché siamo degli appassionati terminali di musica e lettura, prima di tutto.

Di tutto ciò che è LIBERA espressione. In un’epoca come questa dove ogni cosa è a disposizione, libera appunto, ma senza alcun tipo di controllo o di filtro, quindi difficilmente raggiungibile senza una guida, senza una direzione.

Perché è da quando abbiamo preso possesso della ragione che non smettiamo di essere curiosi, di cercare cose nuove, meno note. Non ci fermiamo MAI, davanti a niente e nessuno.

Quindi, dopo aver letto l’ennesima testimonianza di prima mano da parte di gente che non sapeva nemmeno dove stava di casa (il riferimento è Journey To The Center Of The Cramps, ovvero la biografia dei mitici Cramps di Dick Porter recentemente tradotta in Italia dai ragazzi di Goodfellas) ma era sicura di quello che faceva, ovvero riportare a galla il suono più malato degli anni ’50, quello delle B-sides di rari ed innominabili 45 giri di rockabilly; e centrifugarlo con gli horror comics e il clima urbano e degradato della New York di metà anni settanta. Erano talmente convinti che, alla fine, hanno avuto ragione loro. In barba a tutti!

E così siamo anche noi. Non ci interessa minimamente, per il momento, avere un obiettivo preciso o, meglio, un punto di arrivo. Ci godiamo il viaggio. Vogliamo condividere i nostri soliti ed insoliti ascolti e letture (tutti, per noi, ineludibilmente da CINQUE STELLE e quasi irrimediabilmente PERDUTI) con quanta più gente possibile. Nel mare magnum indistinto della rete globale occorre più che mai una guida all’ascolto ed alla lettura. Occorrono punti fermi.

Proveremo ad essere un filtro, un catalizzatore magari; con i nostri punti di vista e la nostra attitudine proveremo a fare grandi passi, ad assicurarci le cose migliori che ci sono sul nostro pianeta (per gli altri, vedremo) anche in quest’epoca confusa e infelice.

Non è cosa da poco, lo sappiamo.

Se funzionerà saranno i lettori a dirlo, che sono liberi di criticare o suggerire quello che vogliono.

Allacciate le cinture, si parte.

GLI STELLARI

martedì 27 settembre 2016

T.S.O.L. - Dance With Me
(LP Frontier Records)


Durante il biennio 1981-82 negli USA, in particolare sulla west coast, deve essere successo qualcosa. Qualcosa di malsano. Nell’allora fertile sottobosco hardcore punk iniziarono a spuntare fiori dai colori oscuri e inquietanti, gente come Christian Death, 45 Grave, Misfits, Sleepers, Red Scare (ne ha parlato il REV qualche post addietro) e, appunto, T.S.O.L. (acronimo di True Sounds Of Liberty). La comune radice di questi gruppi fece si che ad un certo punto si iniziò a parlare di Death Rock, forse anche per distinguerli dal post punk a tinte fosche che parallelamente si sviluppava nel Regno Unito e in Europa continentale.
I T.S.O.L. in realtà produssero un solo lavoro ascrivibile a questo genere (e forse sarebbe più corretto parlare di dark-punk): Dance With Me, ma si tratta di un vero capolavoro.
Band incostante ed ondivaga, i T.S.O.L. provenivano dalla stessa scena di gruppi come gli Adolescents o i Black Flag, come testimonia il loro mini LP di esordio pubblicato dalla Posh Boy Records, ma a giugno del 1981 l’uscita di questo album rivelò una mutazione a dir poco sbalorditiva.
Mutazione che non sarà l’unica in tutta la carriera del gruppo: il successivo Beneath The Shadows flirterà con la psychedelia di matrice doorsiana e nel prosieguo pubblicheranno dischi (quasi mai degni di nota) persino di squallido hard rock. Ma per qualche miracolosa congiunzione astrale Dance With Me resterà negli annali della storia, com’è giusto che sia.
La formazione è composta dal cantante Jack Grisham (attenzione: sul disco appare come Alex Morgan), dal chitarrista Ron Emory, dal bassista Mike Roche e dal batterista Todd (Francis Gerald) Barnes. 
I quattro dovevano attraversare uno stato di grazia irripetibile, perchè già dall’opener Sounds Of Laughter è subito chiaro che ci si trova al cospetto di un disco clamoroso. La batteria è tonante e quasi tribale, il basso ha un suono minaccioso e fisico che fa paura e le folate sferraglianti, eppure adamantine della chitarra costruiscono un degno tappeto per la voce di Grisham: epica, cattiva e potentissima. Una vera gemma! La successiva Code Blue è una delle canzoni più censurate di sempre ("I wanna fuck the dead…" e la cosa impressionante è che risulta dannatamente credibile il buon Grisham, quando lo urla nel microfono…) velocissima, brevissima e crudele: un inno necro-hardcore di eccelsa fattura. The Triangle è la più lunga canzone di un disco assai breve (il totale non arriva ai 26 minuti) e si muove su sentieri lugubri e caligginosi, con una meravigliosa sfuriata centrale di classico punk rock abrasivo. 80 Times e I’m Tired Of Life sono sferzate hardcore ma l’atmosfera resta sempre cupa e minacciosa, mentre la fine della prima facciata è appannaggio di Love Story, dove la chitarra di Emory prende tinte quasi psychedeliche. Bellissima.
Prima della B-side è bene sottolineare che la sezione ritmica, soprattutto il basso di Roche, è veramente una delle più fantasiose ed al contempo aggressive di tutto il punk americano e contribuisce notevolmente all’economia del disco con una quantità di idee incredibile. Si ricomincia con Silent Scream, forse la mia preferita, una meraviglia gotica di rara intensità (non l’ho ancora detto, ma un altro degli innumerevoli pregi di questo album sta nelle fantastiche liriche, perfettamente calate in un immaginario gotico / romantico, che Jack Grisham interpreta in modo magistrale dall’inizio alla fine), lenta, evocativa e oscura. Si prosegue con Funeral March, dove Ron Emory grattugia letteralmente la sua chitarra per uno dei pezzi più aggressivi e fulminanti dell’album. Die For Me e Peace Thru Power sono spigolose, urticanti, ma ancora una volta stupisce la qualità del suono di chitarra di Emory: ricco di preziose rifrazioni caleidoscopiche, ma tagliente come un rasoio. Si chiude in bellezza con quella che, almeno a mio modo di vedere, è LA canzone per eccellenza di tutto il dark punk terracqueo, la title-track: plumbea, minacciosa, vorticosa (detto tra noi: se riuscite a rimanere fermi durante l’ascolto, avete un problema), officiata da Grisham con una malvagità che sembra uscire dalle casse; è un brano di una potenza devastante e mette la parola fine ad un lavoro che invece vorresti non finisse mai.
Ovviamente si tratta di un disco da avere assolutamente; l’ultima ristampa risale al 2007 e quindi dovrebbe essere abbastanza facile da reperire. In qualunque modo, metteteci sopra le mani.
Non ve ne pentirete.
Mi rendo conto solo ora che sono passati 35 anni da quando ho ascoltato Dance With Me per la prima volta! E ancora oggi resta uno dei miei ascolti preferiti. Un vero miracolo!

Dance with me my dear, on a floor of bones and skulls…

Edvard von Doom

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